amaneï

amaneï è una casa in mezzo al mare, un palazzetto di fine ottocento nel centro di Santa Marina, nell’isola di Salina, una delle sette perle dell’arcipelago eoliano.

L’edificio era stato costruito dal mio bisnonno, Giuseppe Oliva. Nel 1918 quasi tutta la famiglia fu sterminata dall’epidemia di “spagnola” – una delle più devastanti ed enigmatiche influenze del secolo che provocò la morte di più di 20 milioni di persone – mentre mio nonno Angelo, ufficiale di cavalleria, si trovava al fronte in Macedonia. Nonno Angelo tornò, accatastò tutti i mobili, sprangò e chiuse la casa – e non vi mise più piede.

Il 18 giugno 2005, insieme a mia figlia Elettra Bottazzi, al mio compagno di allora A.J. Weissbard e alla mia migliore amica Antonella Di Salvo, abbiamo riaperto le porte chiuse da quasi un secolo perché questa dimora diventasse un luogo di incontro, e non il luogo della memoria familiare, dove ci si possa perdere in un piccolo viaggio tra lavori di artisti, libri e curiosità.

Lo stabile comprende due spazi espositivi dedicati a mostre ed installazioni di arte contemporanea, una libreria, una sala lettura, una terrazza panoramica utilizzata per incontri e presentazioni di libri e recentemente abbiamo avviato un programma di residenza per artisti.

La ristrutturazione rigorosa ha lasciato intatta la struttura architettonica e tutti gli elementi originali e questa casa a più piani, ora aperta al pubblico, rimane soprattutto una casa da vedere, visitare e ricordare ma anche, ci auguriamo, un luogo che stimoli la creatività e il pensiero.

Significa “incontro” tra esseri umani, tra animali ma anche tra cose inanimate, un incontro che per somiglianza o differenza ne crea uno successivo.

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